“Mi ritorni in mente”

IL MARE

Abbiamo pensato di proporre qualche pensiero sul mare.

E volevamo spiegare l’innegabile magnetismo esercitato dal mare su entrambi; Maria Chiara per accompagnare una delle sue affascinanti fotografie, io per argomentare qualche mio piccolo verso.

Mettendo insieme i pensieri di entrambi non sono però riuscito combinarli ma, senza toccare una sola parola, si è naturalmente composto un bel dialogo sul mare. Lo condividiamo insieme a immagini e parole. Ciao!

Maria Chiara e Vincenzo

 

Il mare …

V
è la suggestione più grande che io conosca e riconosca. È quanto di più vicino al concetto di infinito, andando sempre e comunque a riversarsi, laggiù all’orizzonte, nel cielo …

MC
Sai io adoro il mare … Mi fa sentire libera quando nuoto lascio che i pensieri scorrano via …

V
Sento il mare, sento il suo richiamo costantemente. Chissà forse c’entra il fatto di essere nato a pochissimi metri dal mare.

MC
Mi fa ricordare quando ero bambina in cui adoravo quando c’era mare agitato perché ci giocavo … adoravo il rumore del mare … Quello della risacca sulla ghiaia … Mi rilassava …

V
Lo sento con gli occhi, con il naso, con la pelle, con l’anima. Ma so però che con le orecchie (una in particolare) non posso sentirlo, se non parzialmente, eppure …

MC
… poi è arrivata Menière…immergermi mi accentua le vertigini e il rumore del mare mi fa impazzire.

V
Forse è il mio cervello ad associare alle onde il perfetto rumore del rotolare sulla sabbia o dell’aggredire gli scogli, del gorgoglio compiaciuto di ritorno dalla carezza alla spiaggia di sassi …  Lo sento perfettamente.

MC
… dovevo trovare il modo per renderlo accettabile…studiando fotografia ho scoperto che esiste un filtro da mettere sull’obiettivo con cui devi allungare i tempi di posa …

V
Posso chiamarlo ricordo, ma mi piace di più pensare a una conoscenza primordiale.

MC
e allungando i tempi il mare diventa come nelle fiabe … morbido ed accogliente come l’ho sempre immaginato io!

Il canto di Leucasia (*)
(Vincenzo d’Ambrosio 2018 – T.d.r.)

Di azzurro in azzurro
dai ricami d’acqua
che segnano le terre di pianura
fino a bagnare gli occhi laggiù
dove il mare si strugge in cielo
e diventa infinito …

Oltre i chilometri, le nostalgie
ostinato sino a udire
il canto di Leucasia,
distesa leggera
alla fine della terra.
Al confine.

Più in là, questa vita
non mi potrà portare.
Riposa la fantasia
cullata dalle braccia
della bianca sirena.
E io sono oltre,
sono altrove …

(*) Si racconta di Leucasia, bianca sirena estremamente bella che viveva nelle acque a sud di Castro (Salento), che avesse un canto melodioso; chiunque “ascoltava” la sua melodia ne restava catturato per sempre. Un giorno notò Melisso, giovane pastore, che lavava in mare le sue pecore e cominciò a cantare per innamorarlo. Il pastore era però così preso d’amore per la giovane Aristula che resistette alla malia della sirena.

Leucasia, offesa, ordì la più terribile vendetta. Il giorno in cui Aristula e Melisso si recarono insieme sugli scogli, scatenò su di loro una furiosa tempesta che li travolse inesorabilmente. I due innamorati morirono annegati e Leucasia disperse i loro corpi distanti l’uno dall’altro, alle due estremità del golfo.

La dea Minerva impietosita decise di renderli immortali tramutandoli in pietra, in quelli che oggi sono Punta Ristola e Punta Meliso, protesi per sempre uno verso l’altra.

Ma anche Leucasia si tramutò in pietra per il rimorso: divenne la più bianca delle rocce, leukos appunto, cioè l’attuale Santa Maria di Leuca.